“Federico! Aah scendi giù dal tetto! Ma quante, quante volte te lo devo ripetere, non ti ci devo trovare più eh? Guarda un po’ se devo tornare dopo un’intera giornata che sto fuori e trovarti arrampicato lassù! E chissà che altro hai combinato! Guarda che lo dico a tuo padre! Ma mi stai ascoltando??”
Il bel bimbo era arrampicato sul tetto della casetta in campagna della zia, presso cui lo parcheggiavano per i tre mesi estivi dal momento che il papà, da solo, di certo non poteva occuparsi di lui senza essere aiutato almeno un po’, almeno l’estate. Ma leviamo almeno.
La zia stava urlando come un’ossessa nel vano tentativo di convincere il dolce e testardo bimbo a raggiungerla in cucina per la cena. E sperava la raggiungesse in modi più ortodossi dell’usuale, magari scendendo le scale.
Ma il tormentato bimbo si era stancato delle cene con la zia, lui, lei e la tv; dopo l’ultima notizia del telegiornale “Stamani un uomo si è schiantato con il proprio deltaplano. Probabile avaria, miracolosamente è rimasto illeso.
Ma l’uomo è morto.” aveva deciso che si sarebbe premiato con più ingegnosi passatempi, magari facendo esperimenti pensò canticchiando un pappappero.
L’impavido Federico se ne guardava bene di rispondere allo sgolare della zia petulante, per nulla al mondo avrebbe interrotto il suo esperimento, oltretutto ormai era lì, sul tetto, ed aveva pure portato con sé Zucchero Candito, la mansueta gatta di casa, e la micia Salomé, poi ribattezzata Sgrinfio dal nonno-pirata, quello con la cicatrice sul sopracciglio, per ovvi motivi; ma la chiamavano anche Tigratta perché era un po’ pulciosa. Zuccherina era tranquilla e paciosa, in stato di perenne resa, Salomé-Sgrinfio, La Gatta Traditrice, era titubante e perplessa, per nulla ignara di ciò a cui avrebbe dovuto prestarsi; ondeggiava la coda innervosita come una tigre in cattività, che un po’ accetta l’inanità del destino e un po’ gli caverebbe volentieri un occhio.
Federico sapeva che con l’epifania della zia avrebbe avuto pochissimo tempo per constatare empiricamente se fosse vero o meno ciò che aveva sentito dire da Arturo, il suo amico di calcetto: che i gatti cadono sempre giusti. Da qualsiai altezza. Questa l’avrebbe proprio voluta vedere con i suoi occhi, non stava più in sé dall’emozione per l’imminente rivelazione!
“Federico!!ma che ci fanno pure le gatte lassù?? Oh Santi numi, fermo lì che ora arrivo”.
Eh no zì eh! che sali, pensava quel dolce diavoletto dalla testolina mai doma; il tempo dei perché era finito, ora o mai più, lo stava raggiungendo, i passi veloci e nervosi sulle scale.
“Orsù Sgrinfio è ora” anche perché aut gatto aut matto, sto esperimento s’ha da fare.
Inutile precisare che la dolce Sgrinfio con un balzo da rospo delle paludi si divincolò in un batter d’ali di farfalla, e come un delfino si tuffò giù dal tetto, poiché non solo era gatta navigata ma oltretutto l’altezza da affrontare era più apparente che reale, galoppò lontana e l’orizzonte arancio la inghiottì.
Attimo di panico per Federico; perché come una volta gli aveva rivelato un amico in un sogno, un piano, per quanto assurdo o mostruoso, dà sempre una certa sicurezza a tutti, vittime e carnefici, ma è quando subentra l’imprevisto che si scatena il vero caos!! Timor Panico..nello stesso istante Zuccherina pensò “me misera e me tapina”, Federico lesto l’afferrò e la lanciò nell’aere ormai imbrunito..la gatta s'aggrinfiò al destino infausto e sparì tra le fronde ottenebrate degli alberi vicini..chi dice d’aver assistito al momento di obnubilamento generale asserisce d’aver visto una pallottola artigliosa sparata a razzo ed un interminabile meoooooooooooowwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwww.
Cioè non hanno sentito ma proprio visto meoooooooooooowwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwww.
Boh.
Comunque fortunatamente la gatta è rimasta illesa.
Federico, dopo che l'ha agguantato la zia, un pò meno.
Nessun commento:
Posta un commento