
Domitilla si ferma per guardarsi indietro.
Diavolo quanto ha corso!
Ora può tranquillamente passeggiare come se nulla fosse. Vento dolce le accarezza le guance, il collo, e fugge via rapido e brusco come un amante inopportuno.
Come vorrebbe poterlo raccontare, ma non può; e quanto desidera conservare l’aria di quella sera che già l’abbandona affinché il cielo accolga la notte.
È tranquilla, Domitilla, cammina solitaria ma sollevata, procede ormai sicura e a passo spedito; fa quasi piccoli balzi dalla contentezza, è vigile e spensierata allo stesso tempo, come quando da bimba ignorava il dolore.
Sembra di ritorno da una festa o da un segreto appuntamento; al contrario ha appena distanziato una vecchia sgradita conoscenza.
Lui l’aveva aspettata sul marciapiede di fronte al vecchio negozio di libri davanti al quale lei ogni sera passava di ritorno a casa. E sempre sostava davanti l’unica, grande vetrina che, più che esporre, celava i volumi dormienti sui ripiani impolverati. E sempre era in quell’istante, nell'attimo in cui sorridente pensava alla gelosia dell’avulso libraio per i suoi vecchi e fedeli tesori, che lo vedeva riflesso: Lui, appoggiato al lampione che non s’accendeva mai, distratto l’aspettava, ogni sera, da una vita.
Ed il sorriso diventava dolore. Ogni sera, da infinite sere, la seguiva fino a casa, e senza parlarsi sapevano l’uno l’altro chi fosse.
Ma questa volta Domitilla non aveva imboccato la strada verso casa, e con una breve corsa s’era diretta verso il fiume, sul ponte coperto dove da piccola passeggiava, inciampando a volte sul sentiero, e presso cui il pomeriggio tardi giocava a “se passi sei vivo!” nel quale eccelleva per noncuranza dell'imminente oscurità che nascondeva incubi spaventosi o dei sinistri immaginari scricchiolii delle assi di legno.
Si arresta bruscamente, e lui, speculare come un'ombra, si ferma senza mostrare apparenti segni di perplessità; si sporge lievemente, Domitilla, ed avverte il pungente odore dell’acqua nera del fiume dove una vaga luna riflessa, che sembra dirle qualcosa, scivola fra i piccoli massi trascinando con sé il suo mistero.
A poca distanza l’uno dall’altra, fermi, il vento che si alza: Domitilla è un po’ stanca e si siede sulla forte e salda ringhiera del ponte.
Lui vorrebbe parlarle, far riemergere tutto il mistero del suo mondo. Fa un passo.
Lei cade giù.
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